mercoledì 23 dicembre 2015

GAME OF THE YEAR 2015 - Classifica puramente personale -


Rieccoci qui dopo una lunga pausa.
Alla fine sono riuscito a trovare il tempo, l'ispirazione e la voglia per scrivere queste quanto segue.

Quest'anno il parco titoli Playstation 4 è stato eccellente in virtù del fatto che il 2015 dell'ammiraglia Sony ha decretato il perfetto equilibrio tra maturità dell'hardware e conoscenza tecnica di esso da parte degli sviluppatori.

Il 2015 è stato anche l'anno dei seguiti e degli open word, e stando alle parole del direttore creativo di Far cry 4, Alex Hutchinson, sembra che il futuro lascerà spazio a molti titoli di questo genere.
Ma veniamo alla classifica, ci tengo a precisare che essendo una classifica personale ho inserito i titoli che ho giocato nel 2015 su Playstation 4 e li ho valutati secondo metri di giudizio personale.

FALLOUT 4



(...Da leggersi anche come "personale delusione del 2015)
Bethesda è la software house che diversi anni or sono mi ha fatto scoprire quel genere al tempo per me nuovo quale gli rpg occidentali.
L'approccio iniziale fu con Morrowind per poi diventare puro amore con Oblivion, che a parte qualche rallentamento, qualche scatto, qualche eterno caricamento di troppo, mi fece innamorare dei giochi Bethesda in un periodo in cui pensavo che difficilmente ci sarebbero stati nuovi generi in grado di riaccendere la fiamma della passione videoludica (...).
E sebbene preferissi le verdeggianti ambientazioni di Oblivion a quelle desolate della valle contaminata (perché beccarmi una manciata di radiazioni solo perché avevo messo un piede in una pozzanghera, mi irritava un pochino) alla fine seppi apprezzare anche il fratellastro di Elder scrolls, quel fallout 3 che ai tempi mi divertì parecchio.
E il tempo passa, la tecnologia si aggiorna, e dopo un cambio generazionale, Bethesda all'E3 2015 annunciò Fallout 4.
Le prime critiche riguardavano il comparto grafico, saldamente ancorato al motore grafico di Skyrim - ci fu pure qualche testina che andò in giro dicendo che il gioco sarebbe stato "più colorato"  equivocando il fatto che quei colori e quelle palette vivide, erano legate unicamente al prologo del gioco, ambientato 200 anni prima del gioco vero e proprio - .
Gioco alla mano cosa c'è da dire?
Personalmente per quanto ritenga che anche l'occhio vuole la sua parte, la grafica in Fallout 4 mi importa relativamente, i problemi sono altri.
Inutile nasconderci dietro un dito, Fallout 4 rappresenta una copia in alta risoluzione di Fallout 3, con una mappa dalla esigue dimensioni, ma anche con delle missioni molto ripetitive se paragonate alla main quest del suo predecessore.
I Bethesda non hanno apportato sostanziali migliorie nemmeno al sistema di combattimento, che si presenta tale e quale a quello dei precedenti episodi.
Insomma, oggettivamente sarebbe sbagliato affermare che Fallout 4 sia un brutto gioco, tuttavia personalmente devo dire che mi sta annoiando, perché trovo che non ci sia un solo aspetto di F4 degno di rilievo.
E dire che dopo l'uscita di The witcher 3 ho osato sperare che Bethesda capisse quanto la storia e la sceneggiatura fossero importanti in un videogioco e che si decidesse a fare evolvere la struttura narrativa dei suoi giochi.
Macché.


METAL GEAR THE PHANTOM PAIN


Big "Venom" Snake.

E siamo a V.
Un anonimo una volta disse "se non cambiasse mai nulla non ci sarebbero le farfalle".
Metal gear solid 5 è l'episodio che spezza i legami col passato apportando una profonda metamorfosi al gameplay e allo stesso tempo li riallaccia, fornendo un pezzettino al puzzle che della saga.
Alcuni pensano che MgsV sia stato apprezzato maggiormente da chi si avvicina per la prima volta alla saga di Kojima piuttosto che dai fans, e per molti aspetti forse è vero.
TRAMA
Il gioco inizia a Cipro, esattamente nove anni dopo gli eventi di Ground zeroes.
Big boss si sta risvegliando da un lungo coma, nemmeno il tempo di familiarizzare con i controlli che il medico ci spiega che è necessario affrontare un intervento di plastica facciale al fine di proteggere la propria identità, dal momento che i suoi nemici che nel corso gli anni non hanno mai smesso di dargli la caccia.
Da quella scena si passa quindi ad un tutorial che porta il giocatore a creare il suo "Big boss personale" il tutto tra i dubbi, le perplessità e la sensazione che, per usare un eufemismo, ci sia qualcosa che non quadra.
Presto Big boss viene attaccato dagli uomini di Skull face, decisi ad ucciderlo, traghettando il giocatore al tutorial della quinta avventura di Metal gear.
Il prologo non da molto spazio all'azione e serve sopratutto a narrare la parte introduttiva, che vede protagonisti Big boss e un anonimo paziente che intento a scappare dall ospedale assieme a lui.

Non vi spoilerò altro della trama, vi basti sapere che dal secondo capitolo in avanti iniziano a cambiare le cose.
Inutile negarlo, MGV è strano, atipico, particolare, ma anche immenso e pieno di sorprese.



WILD WILD AFGANISTAN
Come accennato poco sopra, "Metal gear solid The phantom pain" prende le dovute distanze dalla saga dei serpenti, a cominciare da un level design sand box che offre al giocatore libertà e esplorazione.
Il gioco è composto da missioni, divise tra principali e secondarie, ambientate in Afganistan e in altre zone dell'Africa.
Rispetto i precedenti capitoli lo stacco è netto, le missioni offrono una trama a dir poco basilare al punto che spesso non si percepisce la differenza tra principali e secondarie, i protagonisti hanno poco carisma e si stenta a credere che l'Ocelot di Phantom pain sia lo stesso personaggio carismatico che ha tormentato Solid Snake durante i primi due Metal gear solid.
Chi sperava che i dubbi della serie venissero svelati in questo episodio rimarrà deluso, anzi Metal gear V ne aggiunge di nuovi.
Se devo essere onesto, ho apprezzato i lati positivi di Metal gear V, come la libertà, l'incredibile longevità e il frame rate saldamente ancorato a 60 fotogrammi al secondo, eppure qualche perplessità rimane come il fatto che per arrivare al finale sia necessario ripetere le missioni iniziali in determinate condizioni (niente munizioni, game over in caso di avvistamenti da parte del nemico, ecc).
Sia quel che sia, Metal gear merita di essere preso al day one e di essere giocato... peccato che si perda un po' nel finale.

BATMAN ARKHAM KNIGHT


Faccia a faccia col pipistrello.

Non sono un grande fan dell'uomo pipistrello, o meglio non mi fa impazzire la controparte fumettistica (sono perlopiù un fan di Peter Parker e soci).
Posso dire invece di apprezzare molto il modo in cui Batman viene sfruttato da cinema e videogiochi.

Ho molto apprezzato il lavoro svolto dai Rocksteady, fin da quel Batman arkham asylum che sebbene inizialmente lasciai sullo scaffale a causa dell'assurda demo che tagliava alcune delle fasi più belle della fase introduttiva del capostipite, successivamente lo recuperai grazie alle opinioni positive riscontrate dagli utenti.
Il gameplay della saga di Arkham vede infatti il cavaliere oscuro immerso in un mondo dove è necessario sfruttare le doti stealth di Wayne, nonché i suoi numerosi gadget, in mondi che di gioco in gioco diventavano mano a mano sempre più grandi e vivi, a cominciare dal carcere di Arkham, per poi estendersi nel secondo capitolo all'intero quartiere, fino a poi arrivare ad un timido tentativo di riprodurre un innevata frazione di Gotham in Batman arkham origin.
Batman arkham knight rappresenta il fiore all'occhiello dell'intera saga poiché è ambientato un una Gotham city estremamente ampia e viva come non mai!
Coprotagonista dell'avventura dell'uomo pipistrello è la Batmobile.
Il tutto graziato dal magnifico adattamento italiano, che vede il ritorno dei doppiatori del cartone animato anni 90, tanto caro agli over 30 come il sottoscritto.
Batman arkham knight purtroppo non è un gioco perfetto, poiché le missioni richiedono un uso massiccio della batmobile, e sebbene questa sia sfruttata in modo brillante durante gli enigmi dell'enigmista, altrettanto non si può dire delle numerose missioni secondarie, che rendono il mezzo di Batman una presenza ingombrante che quasi inquina il gameplay del gioco.
Un altro punto a sfavore di AK, è il fatto che per vedere il finale del gioco (che ricordo conclude una saga iniziata nel 2009) è necessario raccogliere TUTTI i collezionabili che l'enigmista ha disseminato per Gotham city, un autentico spregio che ha spinto molti giocatori poco inclini all'esplorazione a lasciare il gioco incompleto per poi cercarsi il finale del gioco su youtube.
Nonostante ciò Batman arkham knight è uno dei migliori action adventure dell'anno, acquisto obbligato per tutti i possessori di Ps4.


 

THE WITCHER 3
Una delle più belle storie mai raccontate da un videogioco.

I videogiochi sono uno dei migliori mezzi per narrare una storia e a mio avviso questo concetto viene ribadito troppo poco dagli stessi sviluppatori che spesso preferiscono affidare la sceneggiatura al figlio del portinaio piuttosto che fare appello a professionisti.
Fortunatamente di tanto in tanto i videogiocatori vengono graziati da opere come I due "Siberia" o come in questo caso dal lavoro dei Cd project, che hanno dato vita ad un videogioco che scriverà i nuovi metri di paragone degli rpg.
The witcher 3 è il capitolo conclusivo della saga dedicata allo strigo Geralt, che in questo capitolo andrà alla ricerca della figlioccia Ciri, in un mondo fantasy popolato da streghe sexy, mostri famelici e re folli.
Tecnicamente The witcher 3 è un gioco che presenza imperfezioni e incertezze nel frame rate e che non nasconde il fatto di essere la prima volta dei Cd project nel campo degli open word.
Mettendo da parte i limiti tecnici, quello che i Cd project ci hanno regalato è un opera immensa, elegantemente narrata con una delle sceneggiature migliori di sempre.
Ci sarebbe un però...

The witcher eccelle nella narrativa, ma traballa nel senso ludico più stretto.
Le missioni dal punto di vista del gameplay spesso si assomigliano (usi il senso di Strigo e segui la scia) mentre a stupire è sempre la magnifica storia.
La domanda che ci si potrebbe porre è "perché si compra un videogioco anziché leggere un buon libro o vedere un film?".
Be, la risposta potrebbe sembrare banale, ossia per provare sensazioni che gli altri media non danno, è ovvio.
Ma si può dire che i Cd project abbiano centrato in pieno il loro obiettivo?
Be, a mio avviso non del tutto, e per quanto abbia amato alla follia la creatura dei Cd project è innegabile che alcune magagne siano presenti, come per esempio il livello di difficoltà che durante le primissime fasi di gioco può creare difficoltà qualora si decisa di uscire dai binari della trama (giusto per citare uno youtuber, all'inizio ti uccidono anche i granchi) per poi diventare mano a mano sempre più permissivo fino ad annullare del tutto il senso di sfida.
Dettagli che non rendono meno epica l'ultima avventura di Geralt, ma che all'interno di una critica non possono fare a meno di venire citati.

E infine il podio va a ...


BLOODBORNE


Titolo di cui avevo parlato nella recensopinione, Boodborne è ARTE in movimento.
Il sistema di combattimento è magnifico e i combattimenti hanno la grazia di un balletto dove un errore, sopratutto durante le prime fasi di gioco, può essere fatale.
From software ha creato una perla che fonde un level design fatto ad arte fatto di magnifici tramonti, dove il sole si staglia sull'orizzonte come se fosse una moneta insanguinata, a un magnifico sistema di combattimento.
Bloodborne è gameplay puro e crudo, chi è alla ricerca di un titolo rilassante dove il protagonista può scalare i muri premendo una levetta e schiacciando un solo bottone, farà meglio a investire i propri risparmi altrove.
Non mancano i difetti, dai caricamenti eccessivi ad un frame rate a dir poco incostante (o perlomeno lo era l'ultima volta che ho avviato il gioco, magari le successive patch hanno mitigato la situazione) tuttavia Bloodborne offre un tipo di esperienza che non può offrire nessun altro tipo di media, l'esperienza è infatti racchiusa nel gameplay e per questo ho deciso di premiare il capolavoro di From software con la prima posizione.
Perché una storia appassionante la si può trovare anche in un libro o in un film, mentre invece gli elementi che rendono Bloodborne una killer application, si possono trovare unicamente racchiusi in un videogioco.


venerdì 27 marzo 2015

Bloodborne - La recensopinione


Aaallora, premetto che non sono un fans della serie Souls, e sebbene anni fa comprai il primo Dark soul per Xbox 360, alla lunga mi stancò e lo misi da parte per dedicarmi ad altro.
Inutile dire che quando si accantona un gioco, difficilmente lo si riprende, ma comunque quel capitolo lo archiviai nell'angolo del "un giorno lo finirò".

Stendiamo un velo pietoto poi per il capostipite, ossia Demon'soul, gioco che decretò la morte della mia Ps3 fat causandone il led giallo per surriscaldamento (forse giocarci per ore nel mese di Luglio, non fu una buona idea).
Dark soul 2 lo schivai, e FORSE più in là (molto più in là) lo recupererò, magari per provare l'ebbrezza di un gioco From software a 60 fps.

Bloodborne ce l'ho da due giorni e credo di avere fatto qualcosa come 35/40 ore.
Non lo so cos'abbia questo gioco, o quale malefico sortilegio abbia sortito su di me.. magari come dice qualche pseudo giornalista, Miyazaki è davvero un mago, e sta di fatto che mi riesce difficile giudicare Bloodborne come di norma faccio con i giochi classici, ma ci proverò comunque..
Level design.
La parola "arte" nei videogiochi forse è un pelino abusata (credo che sia anche passato di moda definirli tali) tuttavia per Bloodborne tale appellativo forse non è esagerato.
La storia è sempre quella, ossia che un gioco va giocato per essere giudicato e Bloodborne non fa eccezione.
Yharnam, la città dov'è ambientato Bloodborne è un piccono gioiello di level design, un vero e agglomerato di strade, stradine e edifici vittoriani che si stagliano sotto un tramonto da cartolina degna di Tim Burton.
Spesso capita di trovarsi in luoghi che sembrano essere lontanissimi da quella piazza dove fino al giorno prima ci si trovava quasi a proprio agio, per poi scoprire aprendo un cancello che il gioco ti ha costretto a fare tutto il giro della città per poi tornare al punto di inizio.. e sembra quasi di sentire Miyazaki ridere mentre si prende beffa del senso dell'orientamento del giocatore.
Lungo le strade di Yharnam capita spesso di vedere delle lanterne rosse che stanno ad indicare le porte alla quale il protagonista potrà bussare per poter dialogare con l'abitante, che sia una bambina rimasta sola alla ricerca dei propri genitori, o un abitante della città ostile con i forestieri.
Una delle curiose caratteristiche delle creature di Bloodborne è il sangue viola.
Sembra quasi che il protagonista si sia spalmato le more addosso.

E poi c'è ovviamente l'elemento che ha reso celebre la saga Souls, ovvero la difficoltà che inizialmente appare altissima per poi abbassarsi notevolmente verso la fine, quasi fosse una vera e propria, "difficoltà inversa", perche' se inizialmente ci ritrovavamo con un personaggio armato alla bell'è meglio, alla fine avremo un vero ammazza mostri armato di tutto punto e con le statistiche altissime.
Ma ci si può definire davvero"bravi" nel finire Bloodborne?
Secondo me no, e mi stupisce che i giocatori accaniti insistano a definirsi "harcore" solo perché hanno finito un Dark soul o un Bloodborne.
Dove sta' la bravura nel finire il gioco con un personaggio livellatissimo e sopratutto dopo essere morto un centinaio di volte?
E poi c'è il discorso dell'ottimizzazione, anzi la scarsissima ottimizzazione che i programmatori hanno riservato a Bloodborne, con caricamenti da 45 secondi, una telecamera che durante gli scontri con i boss va dove cazzo gli pare e ciliegina sulla torta, un frame rate assolutamente instabile (ma i programmatori hanno detto che sistemeranno tutto a suon di patch, segno che quella del day one altro non era che un antipasto di quello che verrà).
Le lanterne costituiscono un prezioso punto di salvataggio per il gioco, nonché l'accesso per il "sogno del cacciatore" luogo ove sarà possibile potenziare il proprio alter ego.

Eppure sebbene di norma non possa fare a meno di storcere il naso di fronte alle imperfezioni tecniche, con Bloodborne i difetti passano in secondo piano, segno che quando sotto il fumo c'è tanta carne, alla fin fine le imperfezioni passano in secondo piano, lasciando il giocatore a godersi del lavoro di Miyazaki e del suo team.

Ora come ora, Bloodborne rappresenta forse la prima vera killer application per Ps4.

No, non do il voto.Dove pensate di essere, a scuola?

venerdì 12 dicembre 2014

Far cry 4 - La pseudo-recensione


Rieccomi dopo mesi di silenzio con un nuovo post, questa volta su Far cry 4.


Versione testata: Playstation 4

La storia

La storia di Far cry 4 racconta di Ajay Ghale, giovane indiano tornato a casa dall'America per portare l'urna con le ceneri della madre in Kyrat, quale ultimo desiderio della madre prima di morire.
Una volta arrivato in terra natia Ajay si ritrova in mezzo ad una guerra che vede protagonisti i ribelli del cosiddetto "Sentiero d'oro" movimento di ribellione fondato anni prima dal padre del protagonista  allo scopo di sconfiggere Pagan Min e di ottenere un Kyrat libero.
Il filmato introduttivo mostra una sequenza in cui si vedono i soldati di Pagan Min dirottare l'autobus nella quale viaggiava il protagonista e del suo incontro con il leader del Kyrat il quale sembra molto interessato a conoscere Ajay per via di alcuni legami che l'ambiguo dittatore anni prima aveva con la madre del protagonista.
Da qui in avanti avvengono tutta una serie di eventi che portano Ajay a fuggire da Pagan Min per allearsi con il sentiero d'oro, a sua volta presidiato da due leader, da una parte Amita che vorrebbe un  Kyrat libero dalle tradizioni che affliggono l'india (un esempio sono le cosiddette "spose bambine"), dall'altra Sabal, che al contrario di Amita ritiene che la tradizione dopo la caduta di Pagan Min servirà a unire il Kyrat.
Da qui in avanti il protagonista dovrà scegliere con quale leader allearsi per liberare il Kyrat da Pagan Min.

GAMEPLAY





In Far cry 4 il giocatore può esplorare liberamente il Kyrat servendosi di vari veicoli, quali auto, moto, elicotteri o addirittura cavalcando elefanti.
Differenza fondamentale tra il level design di Far cry 4 e il suo precedessore è sicuramente l'ampio sviluppo verticale delle lande indiane rispetto la location di Far cry 3, motivo per la quale spesso il mezzo più adatto ad esplorare il Kyrat sarà il girocottero, a patto però di non superare una certa altezza (circa trenta metri) pena l'esplosione del proprio mezzo.
In effetti inizialmente questo limite è piuttosto frustrante ma col tempo ci si prende la mano, anche perché l'eventuale presenza di girocotteri in grado di volare senza limiti avrebbe sicuramente reso Far cry 4 eccessivamente facile.

Premendo il tasto "Option" sarà possibile vedere la mappa del Kyrat che inizialmente sarà occlusa da una nebbia che impedirà la visione delle località. Sarà dopo che il protagonista avrà liberato delle antenne radio usate per divulgare la propaganda di Pagan Ming che la zona sottostante della mappa diverrà visibile, evidenziando i cosiddetti punti di interesse in maniera analoga ad Assassin's creed.
Uno dei difetti di Far cry 4 in effetti risiede proprio nella mappa, se da un lato avere una location enorme è un ottima cosa all'interno di un titolo sand box, dall'altro la mancanza di città vere e proprie nonché di autentici punti di interesse rende l'esplorazione noiosa, perché è quantomeno palese che un enorme mappa per essere interessante vada riempita con qualcosa che vada l'oltre a qualche baracca di legno e una manciata di statue.

Un altro degli aspetti legati al gameplay di Far cry 4 sarà il tipo di approccio che il giocatore potrà usare per combattere contro i nemici, ossia in modo stealth oppure ad armi spianate.
Spesso l'ideale risiede in una combinazione dei due stili di gioco, anche se c'è da dire che una maggiore cura nelle fasi stealth avrebbe sicuramente giovato all'esperienza generale.



Una parte dell'enorme mappa di Far cry 4.




Uno degli aspetti più interessanti di Far cry 4 è la continua evoluzione del protagonista.
Uccidendo avversari si potranno accumulare punti da spendere nelle varie abilità, in particolare è interessante la possibilità del protagonista di andare a caccia e uccidere gli animali in modo da potere utilizzare le pelli per migliorare l'equipaggiamento e le loro carni come esche in modo da attrarre le belve feroci contro gli ignari avversari in modo da fiaccare le fila nemiche prima di attaccarle.




Pregi e difetti



Far cry 4 è uno dei migliori giochi di questo autunno, con i suoi molteplici pregi, ma anche con i suoi difetti.
Sicuramente la qualità generale di Far cry 4 sarebbe stata maggiore se la storia fosse stata più curata.Pagan Min appare come un antagonista interessante, tuttavia appare inspiegabile la scelta da parte dei programmatori di non fare comparire l'ambiguo leader del Kyrat per gran parte del gioco, limitandosi a sporadiche quanto fuorilugo conversazioni via radio col protagonista in cui arriva a confidargli per fino il suo "mal di vivere", il che a mio avviso non costituisce esattamente il migliore dei modi per fare interagire un antagonista presentato alla stregua di una belva assatanata col suo peggior nemico.
Tutto fumo e niente arrosto?

Un altro aspetto che mi ha annoiato in Far cry 4 è la necessità di fare avanti e indietro per il Kyrat per potere iniziare le missioni.
Non fraintendete, io AMO girovagare negli open world, ma come citato in precedenza, la mancanza di autentici punti di interesse, nonché la vastità della mappa, rende spesso questi pellegrinaggi noiosi.

Il curioso caso dei "God ray"

Facciamo finta per un istante che voi decidiate di andare al mercato.
Raggiungete il fruttivendolo e decidete di comprare quattro mele, pagate il tutto, ma dopo che il negoziante vi ha dato lo scontrino, decide di togliervi una mela dal sacchetto.Voi come reagireste?
Concettualmente una cosa molto simile ha deciso di farla Ubisoft con la versione console di Far cry 4, in cui in seguito alla tanto chiacchierata patch 1.02, uscita tre settimane dopo arrivo sugli scaffali di far cry 4, Ubisoft ha deciso di eliminare uno degli effetti particellari più piacevoli e "next gen" di Far cry 4, ossia quei "god ray" che servono a rendere al meglio i raggi del sole che passano attraverso la vegetazione.
Ubisoft non si è sbilanciata più di tanto in spiegazioni, ma secondo alcuni rumor sembra che l'effetto dei god ray sia stato disattivato per evitare beghe legati tra Ubiboft e Nvidia e anche in seguito alla pubblicazione di una successiva patch, ad oggi i god ray risultano disabilitati su Ps4.


A mio avviso quanto fatto da Ubisoft costituisce una vera e propria violazione in quanto è stata modificata una (seppur minima) parte della componente grafica di Far cry 4, il tutto dopo che il gioco è stato recensito dalla maggior parte dei siti di videogiochi.
E' chiaro che il caso di Far cry 4 è minimo, tuttavia questo primo caso potrebbe costituire in futuro un pericoloso precedente nel mondo dell'intrattenimento videoludico, e questo potrebbe spingere i programmatori a fare mosse analoghe a questa, forse anche più invasive.


Giudizio finale

Far cry 4 è grande, longevo, quindi se cercate un prodotto che vi tenga impegnati a lungo, allora sappiate che l'ultimo prodotto Ubisoft fa per voi.
Per tutti gli altri, non posso che consigliare Far cry 4, magari ad un prezzo inferiore ai trenta euro.
Sicuramente se Ubisoft avesse perso più tempo a smussare gli angoli di Fc4, il prodotto finale ne avrebbe giovato.


Voto

7,7


domenica 13 luglio 2014

WATCH DOGS - QUANDO I CANI GUARDONI SOFFRONO DI ASTIGMATISMO


E mentre scorrono i titoli di coda del titolo Ubisoft mi accingo a scrivere queste quattro righe per descrivervi le mie impressioni su un titolo che a detta di molti doveva essere rivoluzionario.
Voglio essere chiaro, questa che leggete non è una recensione vera e propria, ma un analisi pseudo seria e come tale vorrei che venisse considerata.

Watch dogs venne presentato due anni fa all'E3 del 2012 come uno dei primissimi titoli next gen.
Il comparto grafico che al tempo si mostrò sfavillante, andando avanti con lo sviluppo del gioco subì un vero e proprio downgrade, cosa sebbene sia stata più volte smentita da Ubisoft, successivamente è stata dimostrata recentemente da diversi fixer (dicasi, ironia della sorte) che sono riusciti a trovare nella versione Pc di Watch dogs, delle opzioni grafiche legate alla vecchia versione mostrata alla E3 2012, assenti nella versione finale del gioco.
Esaurita la premessa legata alla cosmesi del gioco, cosa c'è da dire sul prodotto finale?
Peripezie grafiche a parte, mi tocca dire che Watch dogs non è tra i prodotti più riusciti, in parte per via del fatto che dopo l'uscita di "sua maestà" Gta V trovo difficile riuscire a farmi piacere un nuovo open world che non si dimostri all'altezza del quinto capitolo del titolo Rockstar, ma anche per via delle molte lacune mostrate da Watch dogs.Ma andiamo con ordine.

TRAMA

Watch dogs è ambientato in una Chicago futuristica dove tutto è gestito dal Ctos, un sistema elettronico che gestisce praticamente tutto, dalle infrastrutture cittadine ai bancomat, fino ad arrivare al controllo dei cancelli delle abitazioni private e addirittura i sistemi di controllo dei muletti presenti nei cantieri.
Il problema di questo avveniristico e onnipresente sistema è che potenzialmente qualsiasi haker dotato di sufficiente conoscenze informatiche è in grado di utilizzare a piacimento i sistemi del Ctos.
Se da una parte, l'idea di un mondo completamente online, appare addirittura ridicola, dall'altra posso anche accettare l'idea come una critica alla nostra società, sempre più connessa e sempre più a rischio di attacchi informatici.
Nel gioco impersoneremo Aiden Pierce, esperto haker, reduce da un lutto in famiglia nella quale è rimasta vittima sua nipote.
Come diretta conseguenza di quel lutto, il nipote di Aiden è rimasto traumatizzato, mentre la sorella cerca di tirare avanti per aiutare il figlio.
Gli eventi porteranno il protagonista ad innescare una spirale di omicidi per risalire al responsabile dell'attentato, mentre sua famiglia rimarrà, suo malgrado, ancora una volta vittima delle azioni del protagonista.

GAMEPLAY

Tecnicamente Watch dogs, come tutti i titoli cross platform, appare modesto, sebbene alcuni effetti particellari come quello del fumo si dimostrino piacevoli da vedere.
In teoria l'obiettivo di Watch dogs era quello di dare al giocatore il controllo della città, ma nella pratica le feature concesse ad Aiden si limiteranno ad una manciata di azioni quali il controllo dei semafori, dissuasori, telecamere, nonché la possibilità di fare esplodere diversi oggetti, quali generatori e tubi del gas disposti lungo la Chicago virtuale.
In pratica durante gli inseguimenti, il giocatore dovrà premere a tempo i tasti legati alle diverse infrastrutture che si frappongono fra lui e i suoi nemici, con la diretta conseguenza che gli inseguimenti sembreranno in parte scriptati dalle meccaniche sopracitate.
Appare quantomeno demenziale la possibilità di Aiden di sabotare l'esplosivo in possesso dei suoi nemici facendoli saltare letteralmente in aria, cosa che di fatto permette di eliminare metà delle guardie con la pressione del tasto quadrato.
Considerato questo aspetto, sarebbe stato lecito aspettarsi un cambiamento di strategia da parte del nemico in modo da adattarsi in parte alle capacità offensive di Aiden, tuttavia questo non succede, il che rende le malcapitate guardie facile preda del protagonista, cosa che spesso rende le sessioni di gioco involontariamente comiche.

Ma il vero nemico di Watch dogs è la ripetitività, derivata in parte dal fatto che la Chicago riprodotta nel gioco non mi ha convinto molto, facendomi annoiare a morte durante i tragitti in auto.
In larga parte però il mio dissenso verso il titolo Ubisoft va attribuito a lui, ossia all'UNICO MINIGIOCO PRESENTE NELLA MODALITA' STORIA CHE PER TUTTA LA DURATA DI WATCH DOGS SI RIPETE CICLICAMENTE!!

Il noiosissimo minigioco dell'haking.
Un autentico incubo.

Io non sono un game designer, però ritengo che nella creazione dei minigiochi che il videogiocatore dovrà affrontare il per il proseguimento della storia, sia necessaria un briciolo di varietà, caratteristica che per l'appunto manca in Watch dogs, e che in un paio di occasioni mi ha portato a spegnere la console in preda al nervosismo isterico, scatenatosi nel momento in cui capivo che averei dovuto affrontare QUEL MALEDETTISSIMO minigioco ancora una volta.
Naturalmente le recensioni pubblicate nei "siti seri" si sono ben viste dal far presente questo aspetto.

E COSA DIRE DELLA STORIA?

Questa volta Ubisoft si è superata in peggio, sia per quanto riguarda la sceneggiatura in se, che per i dialoghi i quali più di una volta mi hanno ricordato i cartoni animati anni 80, cosa che mi ha strappato qualche sorriso durante i telegiornali che spesso riassumono gli eventi narrati in WD.
Ridicole anche le reazioni umane, in particolare quelli dei familiari di Aiden Pierce, che si lasciano andare in smielatissimi quanto agghiaccianti monologhi, in situazioni durante le quali la reazione più naturale sarebbe stata quella di sputare in faccia al protagonista.
E dire che il plot alla base di WD, che vede il fratellone psicotico trascinare quasi senza rendersene conto, la famiglia in un baratro di lutti e continue fughe, con dei dialoghi più curati avrebbe potuto reggere e rendere il gioco un prodotto più godibile, peccato che Ubisoft abbia preferito risparmiare sugli sceneggiatori.

GIUDIZIO FINALE

Watch dogs purtroppo rappresenta il lato nero di una Ubisoft sempre più interessata ad investire i soldi nel marketing piuttosto che nello sviluppo vero e proprio dei suoi titoli.Purtroppo vista la mancanza di un adeguata ludoteca sulle piattaforme next gen, Watch dogs ha venduto moltissimo, alimentando un modo di produrre videogiochi che a mio avviso rappresenta il cancro di quest'industria.

VOTO

6,5



giovedì 1 maggio 2014

The amazing Spider man 2 - Parliamone - No spoiler


Lungi dallo scrivere una recensione seria, voglio che consideriate quanto segue, alla stregua di una discussione tra amici.
Il primo "The amazing Spider man" era un filmetto così cosà, con un cast di attori che a mio avviso era migliore rispetto la triologia raimiana (perché il Tobey del primo film, con i principi di calvizia, con lo zainetto, intento a spacciarsi per sedicenne, proprio non riuscivo a digerirlo) ma che soffriva di tutta una serie di leggerezze nella trama (leggasi minchiate) come la famosa scena delle gru o il fatto che Lizard fosse stato realizzato con il volto di un uomo, aspetti che personalmente non mi avevano fatto strappare i capelli alla visione.

Diciamo pure che il difetto principale di questa nuova saga dedicata all'uomo ragno, è che molti degli elementi vincenti usati nella triologia di Sam Raimi sono stati scartati per non fare urlare il pubblico di plagio.
Inutile nascondersi dietro un dito, il motivo per la quale Mark Webb ha optato per Elektro come villain principale è che il dottor Octopus era già stato usato in Spider man 2

Ma lacune a parte, la visione di The amazing Spider man 2 mi ha convinto molto.

The amazing Spider man 2 è stato tanto bello, quanto è stato brutto il primo film, ovvio che non siamo parlando di un capolavoro come "Il ritorno del cavaliere oscuro" o "Watchman", ma il secondo tentativo di Mark Webb si è rivelato vincente.


Una lode va fatta al costume di Spider man, finalmente privo di quelle orrende ragnatele in rilievo e con le lenti delle dimensioni giuste, e lontano dal costume del primo Amazing, che sembrava una copia cinese del costume dell'uomo ragno. Sembra che dopo tanti anni di prove e tentativi, i costumisti di Sony siano riusciti a riprodurre perfettamente il costume dell'arrampicamuri.

Ottima anche la recitazione di Andrew Garfield ed Emma Watson, che convincono più di quanto non fossero riusciti a fare ai loro tempi Tobey Maguire e Kirsten Dunst che ormai sembrano solo un pallido ricordo.

TRAMA

Il film inizia mostrandoci uno Spider man in forma come non mai mentre cerca di fermare una rapina.
Il film quindi fa sfoggio delle migliori tecniche in computer grafica ed effetti speciali, che rispetto a pochi anni fa, sembrano aver fatto un notevole salto in avanti.



Facciamo quindi la conoscenza di Max Dillon, salvato in extremis da Spider man dopo aver fermato Aleksei Mikhailovich Sytsevich che viene arrestato dalla polizia.
Sono brutto e sono sfigato.. sono un cattivo di serie C.

A scena finita, Peter corre da Gwen, per sentirsi dire qualcosa del tipo "non mi importa se hai salvato tipo un centinaio di vite, non dovevi perderti il mio discorso.. e cmq l'ho registrato, quindi non credere di cavartela tanto facilmente".


La stronza
Il rapporto tra Peter e Gwen, impegni di Spider man a parte, sembra andare bene, se non fosse per una cosa: Peter continua a "vedere" il capitano Stacy e il ricordo delle sue ultime parole in cui lo intimava a non coinvolgere la figlia, diventa sempre più forte, fino a tormentare il povero Peter, che tronca la relazione con Gwen.


Lacrimoni a parte, assistiamo quindi all'ingresso in scena di Harry Osborn che dopo aver assistito il padre al capezzale, viene a sapere che la malattia degenerativa che sta uccidendo Norman è ereditaria, e che lui ha già iniziato ad accusarne i primi sintomi.

Ritrovatosi quindi al vertice della società del padre, Harry inizia una ricerca verso una cura, ricerca che a quanto pare era stata iniziata anni prima da Richard Parker( il padre di Peter) e che convincerà Harry che la cura verso il suo male, fosse legata al sangue dell'uomo ragno.

La situazione inizierà a degenerare quando Max Dillon, finirà coinvolto in un incidente all'interno di una centrale elettrica da lui progettata, incidente da cui uscirà profondamente mutato.

Vorrei tanto capire che rapporto ci sia tra il diventare un mostro di elettricità e la mutazione completa della dentatura di Max Dillon che dopo la trasformazione diventerà perfetta.

TIRANDO LE SOMME...

Villains dozzinali a parte, posso dire che "The amazing Spider man 2" è un seguito abbastanza riuscito che in parte aggiusta il tiro rispetto il capostipite.
Il rapporto fra Gwen e Peter scorre piacevolmente per tutta la durata della pellicola, anche perché Mark Webb ha saggiamente deciso di giocarsi una carta che a mio avviso Raimi ai suoi tempi avrebbe dovuto prendere al volo... peccato solo per la location, diversa rispetto a quella del comics, ma tutto sommato va bene anche così, anche perché lo scopo dei film sui supereroi non è tanto copiare ma quello di saperne cogliere lo spirito e in questo Webb ci è riuscito in pieno.

"Diventiamo scopamici?"

"The amazing Spider man 2" è un film chiassone, che ci mostra un uomo ragno vicino alla sua parte fumettistica, giocherellone e scherzoso come non mai.
Pollice verso all'adattamento dei dialoghi in italiano che ha deciso di ribattezzare i lanciaragnatele "sparafili" anche se in un paio di occasioni mi ha fatto piacere sentire che il protagonista fosse chiamato "Uomo ragno".

Hi hi hi.. non riesco a non amarlo.
Inoltre vorrei rassicurare i fans che Rhino si limita a fare un cameo solo verso la fine del film, e che per fortuna, non appesantisce per niente il film, sebbene il fatto che durante gli scontri tra il tessiragnatele e il boss di turno, faccia sorridere il fatto che la gente invece di scappare, se ne stia a guardare in massa facendo il tifo dietro le ringhiere, manco stessero guardando un incontro di wrestling.


VOTO PERSONALE
Massi, lo metto
 7,8

martedì 8 aprile 2014

CAPTAIN AMERICA THE WINTER SOLDIER


SCENEGGIATURA:
Stephen Mcfeey
Christopher Marcus
Kevin Feige

CAST:
Chris Evans / Captain america
Scarlett Johansson /Black Widow
Sebastian Stan / Winter soldier
Samuel L. Jakson /Nick Fury

Seconda pellicola per Captain america, che dopo il successo di "The Avengers" vede il ritorno sul grande schermo per Chris Evans nei panni del Vendicatore per antonomasia.

TRAMA

"Captain America the Winter Soldier" è un film che fa un uso parco dei costumi, segno che dopo"The Avengers" la Marvel ha ascoltato le critiche dei fan riguardo il costume di cap, che è presente, seppur a piccole dosi.
In ogni caso è difficile dare la colpa ai costumisti, in quanto spesso molte cose che su carta funzionano (più o meno) non rendono altrettanto su pellicola, e, per quanto mi addolori ammetterlo, il costume di cap è una di quelle cose che fa a pugni con l'estetica del cinema, al contrario invece dell'uniforme che Rogers ha indossato nel suo periodo di presidenza dello Shield, presente anch'essa nel film.

Perché a volte bisogna scendere a compromessi anche con i costumi.

La storia inizia con una missione dello S.h.i.e.l.d che vede protagonisti Black Widow e Rogers mentre si infiltrano in una nave tenuta in ostaggio da terroristi.
La situazione degenera quando la Vedova nera decide di allontanarsi dagli ostaggi per andare a rubare dei dati custoditi dai cattivoni del film, cosa che fa alterare il capitano, visto che lui non era stato informato del secondo fine della vedova.

L'azione si sposta quindi al Triskelion, base dello S.h.i.e.l.d, dove Rogers decide di fare rapporto a Fury il quale con un elegante giro di parole gli chiarisce il concetto "qui comando io e tu non sei un cazzo".
Alla fine, quasi per cambiare argomento, Fury decide di  dare un contentino a Rogers, mostrandogli tutta una serie di elivelivoli progettati allo scopo della distruzione di massa, giustificando la cosa dicendo che se durante l'assalto di New york avvenuto in The Avengers, lo S.hi.e.l.d avesse avuto un armamentario all'altezza della situazione, di sicuro sarebbero stati in grado di fronteggiare meglio i Chitauri, cosa che fa incazzare Rogers e lo fa uscire dal Triskelion alterato mentre blatera qualcosa sulla democrazia e sulla libertà.
A mio avviso, la cosa migliore del film.

Ci spostiamo quindi sulle strade di Manhattan, dove Nick Fury subisce un attentato e dopo essere sfuggito ai suoi attentatori grazie ad un Jarvis dei poveri installato sulla sua macchina che presumibilmente Tony Stark gli ha regalato per il compleanno, Nick Fury fa la conoscenza di Adam Kanon del soldato d'inverno.

Sfuggito al suo attentatore, Nick fury chiede aiuto a Steve Rogers, alla quale dice che lo S.h.i.e.l.d è compromesso e che da lì in avanti avrebbe dovuto combattere senza potersi fidare di nessuno.

"Prova a dire cosa, avanti ti sfido!"

PARERE

"Captain america the Winter Soldier" parte alla grande, offrendo una trama che all'inizio appare estremamente intrigante legata al concetto di fiducia, ma che mano a mano sfora sempre più nel banale.
I dialoghi cartoneschi e le battutine di serie b messe apposta per far ridere le famiglie, pubblico alla quale "The Winter Soldier", strizza l'occhio buono, non aiutano a fare immedesimare lo spettatore in quella che poteva essere un occasione d'oro per offrire una trama matura, il che è un vero peccato visto che il film, tra le altre cose, inserisce diversi elementi inerenti alla guerra fredda, quali i concetti di fiducia e di deterrenza , la difficile patnership tra la vedova(una russa) e il capitano(l'americano per eccellenza), e infine il soldato d'inverno, il quale appare come un personaggio intrigante, privo tuttavia di quella personalità che avrebbe fatto la differenza.

E poi c'è lei, Black widow, interpretata da Scarlett Johansson, che dialoghi di serie C a parte, rappresenta una visione sublime, nonché una consolazione alla bruttura di molte scene di film.



IN CONCLUSIONE...

"Captain america the Winter Soldier" è una pellicola che svolge il compitino di dare un sequel a "Captain america", ma che costituisce una visione tutt'altro che imperdibile, e con questo non dico che sia brutto, ma che sia tutt'altro che un capolavoro (la qualità delle pellicole di Nolan e Snyder purtroppo, non la vediamo nemmeno col binocolo).
Oltre a questo, alcune trovate davvero stupide, come quella della scansione retinica di Nick Fury (chi vedrà capirà) imbruttiscono il prodotto finale ponendo il film mezzo passo indietro rispetto il capostipite.

VOTO

6,5



martedì 11 marzo 2014

300 L'ALBA DI UN IMPERO - RECENSIONE

"300 a suo tempo scagliò così tante frecce da oscurare il sole."
"Combatteremo alla sua ombra allora"


Sullivan Stapleton:Temistocle

Eva Green:Artemisia

Rodrigo Santoro:Re Serse

Regia:Noam Murro

Sceneggiatura:Zack Snyder

Soggetto:Frank Miller


TRAMA:





Il film inizia con una battaglia tra le truppe di Athene e quelle di Re Dario in cui la regia fa un ampio sfoggio delle tecniche di slow motion, giusto per ricordare anche allo spettatore meno attendo, che c'è Snyder dietro al film, questa volta come produttore.

...Al comando delle truppe di Athene troviamo Temistocle, che pone fine alla battaglia scagliando una freccia al petto di Re Dario costringendo le sue flotte alla fuga.

Assistiamo quindi alla disperazione del figlio Serse, che al tempo poteva far sfoggio di una folta chioma, mentre ascolta le ultime parole del padre, che lo esorta a lasciar perdere i Greci.

Accanto a Serse trova posto Artemisia, consigliera e comandante delle truppe reali, che dopo la morte di Re Dario spinge Serse in una spirale di follia, per inseguire la vendetta contro i greci, dando vita ad una piccola incoerenza, visto che nel capostipite, Serse prima di combattere gli spartani, cercherà fino all'ultimo di accordarsi con essi, per ragioni puramente politiche.



Assistiamo quindi ad una transizione che tramite un non ben spiegato processo,  porterà Serse a subire un cambiamento fisico, che lo porterà ad avere l'aspetto che tutti conosciamo.


Sono faiga e sono cattiva.



"300 rise of an empire", in Italia "300 L'alba di un impero"è il seguito meno riuscito di quella pietra miliare di "300", capolavoro, tratto dall'omonima graphic novel di Frank Miller.

Snyder ci riprova sette anni dopo con questa nuova pellicola, lasciando però la macchina da presa a Noam Murro.

Ma la domanda che devono essersi posti gli sceneggiatori deve essere stata:

Come facciamo un seguito su un film di spartani senza spartani?

Ma con gli Ateinesi, ovvio!



Quegli stessi Ateinesi sbeffeggiati dalla regina Gorgo e da Leonida, che nel corso di "300" non aveva esitato a definire "effeminati"e addirittura"pedofili"nella graphic novel.
 - ma spero che il traduttore si sia preso una licenza poetica in quel caso -.

Ne "L'alba di un impero"codesti figuri, rivestono il ruolo di protagonisti, spostando il campo di battaglia sulle acque del mar Egeo.
 Inutile dire che la sensazione che si prova è quella di assistere ad un film con"Spartani di serie b", e scusatemi per il francesismo, ma non saprei come altro definirli.

Al comando delle truppe di Athene troviamo Temistocle, soldato entrato nella leggenda per l'uccisione di Re Dario, Padre di Serse.

E poi c'è lei, Artemisia, sexy e malvagia, non che abbia nulla in contrario contro le dark lady, tuttavia siparietti sexy a parte, c'è qualcosa nel suo personaggio che non mi ha convinto appieno, in parte perché i suoi dialoghi e la recitazione di Eva Green, non esaltano, e in parte per via del fatto che nonostante venga elogiata la sua intelligenza e le sue capacità da stratega, nel film commette errori di strategia talmente evidenti, che la sua flotta finisce fin troppo facilmente per essere vittima dei dozzinali protagonisti del film.

Non mancano ovviamente situazioni in cui questa ambigua e poco convincente figura, uccide quelli che dovrebbero essere suoi fidatissimi sottoposti, giusto per dare la colpa dei suoi fallimenti a qualcuno, perpetuando quindi quello che a conti fatto è lo stereotipo del cattivo da fumetto.

Negoziamo.
Ma non finisce qui, potevano forse mancare le scene di sesso a riempire il vuoto della NOIA generata dal film?
Lungi dal provare dispiacere dai siparietti alla Tinto Bras, tuttavia c'è modo e modo di condurre certe scene, sopratutto in un film d'azione con tinte drammatiche, e quanto visto in "L'alba di un impero" non ha potuto non riportarmi alla mente la scena osè presente in Dark Shadows, con la differenza che il film di Tim Burton era una commedia e che i gemiti in certi contesti servono solo a fare ridere lo spettatore.


Delusione anche per il protagonista, Temistocle, che non riesce a portare degnamente le scarpe di Leonida.
Poco convincente nell'aspetto quanto nella recitazione e dialoghi, Temistocle, è il comandante delle flotte navali di Athena, figura che come già accennato prima, non rappresenta nemmeno l'ombra di quel Leonida artefice della battaglia delle termopoli.
"300 L'alba di un nuovo impero"esce con le ossa rotte dal confronto con 300, e non c'è un singolo aspetto(regia a parte)che riesca a tenere il passo con il predecessore.


Avete presente la scena iniziale di 300 in cui viene narrata l'agelaia di Leonida e il suo confronto con la bestia?
Ne "l'alba di un nuovo impero"non troverete nulla che possa rivaleggiare la bellezza di quella scena, punta di un iceberg basato sulla mediocrità.









Insomma, la direzione artistica di questo sciagurato sequel non mi ha convinto molto, come non mi ha convinto vedere la regina Gorgo andare a combattere in abito da sera e tacchi alti, in mezzo al mare.. per poi assistere al FINALE DEL FILM, avvenuto proprio nel mezzo di una battaglia, troncata sul più bello dai titoli di coda, cosa che, inutile dirlo, non può far altro che lasciare lo spettatore una sensazione di "WTF?!", nonché il desiderio di rivedere indietro i soldi del biglietto.


...




"Mi hai portato via millemila navi in un solo giorno, ma io ne tante tante, quindi chissene."
Nel film viene elogiata la sua intelligenza.


GIUDIZIO FINALE



Pessima recitazione, dialoghi che confronto al capolavoro del 2007 impallidiscono, protagonisti poco carismatici, un Eva Green che tette a parte, ha poco da offrire e tanti, tantissimi tempi morti.

La cosa ironica è che sebbene fossi consapevole che bissare il capolavoro da cui tutto ha avuto inizio, fosse un impresa difficile, la cosa non mi ha creato problemi mentre mi dirigevo al botteghino, poiché da Spartacus ai tanti, tantissimi film che negli anni hanno preso ispirazione da 300, avrei digerito volentieri anche un seguito che non fosse stato necessariamente un capolavoro.. e invece gli sceneggiatori sono stati capaci di annoiarmi.

"300 L'alba di un nuovo impero" rappresenta la quintessenza su come NON si realizza un seguito.

VOTO PERSONALE:5